Armi improprie

DSC_0093 LAURA def

Passo svelto, cappottino corto e tacco vertiginoso, Amber si muoveva furtiva nella notte. In una mano il cellulare, nell’altra la sigaretta da cui di tanto in tanto aspirava una rapida boccata. Capelli lunghi, chiari, con vistosi riccioli lavorati ad arte da mani sapienti, aveva l’aria di chi si sa muovere nell’oscurità. Lavorava di notte Amber, in un locale di tendenza direbbero quelli che parlano bene. Si spostava con i mezzi pubblici, quasi come le donne degli anni cinquanta, come una qualsiasi operaia del turno di notte che avremmo visto in un vecchio film neorealista. Lei invece non era un’operaia, era una barista acrobatica. I suoi abiti non erano dimessi e il suo sguardo non era intimorito. Viaggiava con i mezzi pubblici perché ancora non poteva permettersi un’auto. Sapeva di non passare inosservata, ma era prudente, e se le chiedevi se avesse paura, ti rispondeva facendo spallucce: ho un coltello in borsa.
I ben pensanti l’avrebbero giudicata male: per come si vestiva, per i suoi lunghi capelli sciolti, per il viaggiare con il bus, per il lavoro notturno. Poi, se la conoscevi, ti confidava che si stava pagando gli studi, che di giorno faceva traduzioni dall’arabo, che stava leggendo la Recherche in lingua originale. Proust, diceva, mi scalda l’anima. Odiava il suo nome, odiava chiunque che, come lei, portasse un nome da personaggio delle fiction. I ragazzi la corteggiavano molto e spesso oltrepassavano i limiti. Lei definiva uno squallore assoluto ciò che vedeva nel locale e commiserava i suoi coetanei che non avevano altro modo di divertirsi che il bere.
Alle quattro del mattino, chiusa la cassa e pulito il bar, si rimetteva in viaggio con i bus notturni, di solito in compagnia di qualche collega, con una delle ragazze immagine, o la cassiera. Qualche volta capitava anche che dovesse muoversi da sola perché le colleghe erano in macchina con fidanzati ufficiali od occasionali. E fu proprio in una sera solitaria che per momento si sentì costretta a sfiorare il coltello nel buio della borsa. Ehi, bella, ma ci fai lì tutta sola? Ti do un passaggio, dai… Eh, ma perché mi guardi così, sono un bravo ragazzo io… Non arrivò ad estrarre il coltello per fortuna, il molestatore incassò un paio d’insulti e pensò bene di sgommare via. E lì, di nuovo quel pensiero odioso, infame, corrosivo: me la sto cercando? I tacchi alti e la notte fanno di me una sgualdrina? I ragazzi che si spaccano ammerda e si alcolizzano sono dei bravi figli di papà, con la macchina luccicante e il Rolex al polso, vanno a 120 in città e stirano un passante, questo sì che va bene, io invece… Cacciò via i pensieri oscuri in fretta, era arrivato il notturno.

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