La punta dell’iceberg

Parlare di uomini oggi non è semplice, pertanto non se ne parla. Quelle rare volte che si affronta l’argomento è sempre per un motivo poco edificante: per inutili dissertazioni da rotocalco, per casi di malcostume, se non quando per la cronaca nera.

iceberg
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Dov’è finita l’ identità maschile?

Sicuramente non è semplice essere uomini ai giorni nostri. Aboliti i modelli sbagliati del passato perché anacronistici, non resta nulla, neanche più l’ambivalente figura del Pater familias, l’ amato e temuto uomo dal carattere forte che dettava legge in famiglia. E i luoghi comuni si sono disseminati nell’opinione comune con la rapidità e la tenacia di un’erbaccia venefica.

Smarriti e confusi?

Gli uomini non sono smarriti o confusi così come vengono disegnati da qualche giornaletto di serie B. Sono semplicemente sovrastati da un retaggio talmente pesante che crearsi una nuova identità diventa sempre più arduo. La loro identità di genere non può essere confinata a coloro che litigano per un parcheggio, che tradiscono la moglie o che uccidono. Ci sono un’ infinità di uomini per bene che però non fanno notizia, dei quali è difficile tracciare un profilo, sopra i quali è piombato un silenzio profondo. Un silenzio vergognoso, infamante.
La metafora dei fondali marini può essere utile per cercare di spiegare il fenomeno: nella profondità del mare c’è una totale assenza di rumore, ma sono presenti anche grandi movimenti vitali. La ricerca del cibo, i grandi predatori, il nero fitto dell’oscurità, l’istinto di nascondersi e altre innumerevoli azioni, visibili e non. Cerchiamo di andare in fondo, cerchiamo di immergerci in una realtà silenziosa, ma non per questo sopita. Esplorare può esporre a dei rischi, ma ha anche alte probabilità di portarci a qualcosa di inaspettatamente bello. Cerchiamo di portare alla luce ciò che non è ovvio.

Con delicatezza e con rispetto.

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