Nei panni di una madre

Giochi di ruolo

Siamo tutti la madre di qualcuno. E non fa differenza se siamo donne o uomini. Nel corso della vita, a prescindere dal genere, ci capita sempre di ricoprire il ruolo di madre per qualcuno, per un genitore, per un amico, per un collega.

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La maternità come stato mentale

La maternità non è tanto un fatto fisico, ma piuttosto uno stato mentale. Avrai protetto anche tu un collega dalle angherie di un superiore, una compagna di scuola dalle attenzioni non gradite di un coetaneo, un cucciolo per strada che ti ha seguito per un pezzo di strada.
Essere madri è una condizione che ci riguarda tutti, al di là della scelta di metter su famiglia. Siamo madri nostro malgrado. Anche solo per un momento. Una signora anziana che deve capire come compilare un bollettino alla posta, un ragazzo che non ha mai sentito pronunciare una parola desueta, diventiamo madre di nostro padre, di nostra madre quando la vecchiaia infierisce su di loro. Siamo madri inconsapevoli anche di coloro che percepiamo come un fastidio: un clochard che ci insulta per strada, un lavavetri che ostinatamente vuole venderci qualcosa, un disabile psichico che insiste nel rivolgerci la parola a bordo del bus. Carpire attenzione, catturare attenzione, l’attenzione è addirittura divenuta un verbo: attenzionare.

Sempre più spesso ci imbattiamo in situazioni, luoghi, persone e comportamenti umani dove il termine l’attenzione appare come qualcosa di lontano e sconosciuto. Ci sono sempre più persone che richiedono attenzione, notizie che richiedono attenzione, fatti cui prestare attenzione. Più che il senso del buon padre di famiglia, oggi abbiamo tutti bisogno di un senso di affetto materno, di un’attenzione materna, di un occhio materno per gestire accadimenti che solo una madre saprebbe gestire con praticità e saggezza. Con giusta severità, all’occorrenza.

Abbiamo tutti bisogno della mamma, ancora. Sempre. Sforziamoci di ragionare come una madre. Per noi stessi e per chi ne ha più bisogno.

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