Visto, si stampi

Definizione di fotografo

Un fotografo è qualcuno che s’inventa la realtà. Pensa di rappresentarla, raccontarla puntualmente, restituirla – addirittura – a chi non è in grado di capirla appieno, ma in poche, stringenti, parole spesso è un visionario che vuole imporre il suo punto di vista.

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Definizione di focus

Circola un aneddoto curioso su Henri Cartier-Bresson e la sua Derrière la Gare Saint-Lazare, il salto sulla pozzanghera. Ebbene anche colui che è stato uno dei più sensibili artisti del nostro tempo al momento di catturare quell’immagine fece uno scatto non così perfetto. Preoccupato di cogliere il momento allargò alquanto l’inquadratura al punto tale da disperdere il focus del soggetto ad un piccolo riquadro in un angolo dello scatto. Fu proprio lui a ritagliare o il suo stampatore di fiducia che, in camera oscura, colse quel focus e tagliò la foto in maniera tale da farla diventare una delle immagini più famose del XX secolo?

Definizione di stampatore

Lo stampatore all’epoca era un uomo che viveva nel buio e non veniva citato quasi mai, quando in realtà spesso era il reale fautore del successo di una fotografia e del suo autore.
Oggigiorno di stampatori di fotografie non ce ne sono quasi più. Non ci sono più botteghe dove un tempo le persone portavano a stampare i rullini delle vacanze. Non ci sono più negozietti con la camera oscura e il frigo dove conservare gli acidi, perché la gente non stampa più rullini, conserva i ricordi su una sim, su una memory card, su un telefono che poi, nel momento in cui diverrà obsoleto, porterà via con sé tutti i ricordi: la foto del primo viaggio con il futuro marito, il battesimo del nipotino, l’ultimo sorriso di un genitore scomparso.

Eravamo più attaccati ai ricordi un tempo, eravamo più attaccati alla carta fotografica e al senso compiuto della foto, perché per ogni fotogramma stampato c’erano dei soldi che uscivano dal portafogli. Le foto si centellinavano per non sprecare il rullino e quindi per non sprecare il denaro. Ora non sappiamo più dare un valore ai ricordi: tanti ne accumuliamo e tanti ne sprechiamo. Di tutte le foto che scattiamo quotidianamente ci dimentichiamo subito, perché tanto stanno lì, conservate in una scatolina elettronica, che se pure le perderà, pazienza, ne abbiamo altrettante, ne faremo tante altre, magari anche più belle.

Rimpiango i sabato mattina di settembre quando con mio padre si andava dal “fotografo” a sviluppare le foto. Questa errata locuzione mi riempiva sempre di divertita curiosità. La prassi era questa: lo stampatore estraeva il rullino dalla macchina fotografica e lo inseriva in un sacchetto di carta su cui scriveva il nome di mio padre. Una settimana dopo tornavamo a ritirare quel sacchetto che ora era magicamente pieno di foto e di una striscia di carta trasparente che conteneva i negativi. Il negoziante spiegava che aveva stampato tutto malgrado alcuni scatti  gli fossero sembrati strambi. Mio padre volgeva lo sguardo verso di me fulminandomi, pagava, ed infine era sempre la solita ramanzina: – La butto questa macchinetta! –

Non ci fossero più gli stampatori questo mondo sarebbe ancora più povero. La loro funzione educativa dovrebbe essere tramutata in materia di studio nella scuola dell’obbligo, per insegnare il valore dei ricordi, il prezzo delle materie prime, il costo del lavoro. Per dare un nome proprio ai ricordi, il giusto peso specifico.

 

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