Il peso delle parole

Mille parole pe(n)sate

Il viaggio rende sempre ben chiara l’idea della caducità delle cose. Si può decidere di non tornare da un viaggio e non necessariamente per gravi motivi. Semplicemente per la volontà di mettere radici altrove, in una terra migliore di quella natia o di provenienza. Assaporare cose mai viste ci da un senso di profondo rinnovamento, pur restando sempre ciò che siamo, ovunque si vada. Ognuno con le sue piccole manie, i suoi piccoli riti, le sue misteriose quanto imprescindibili scaramanzie.

Twin sisters

In viaggio, molto spesso, abbiamo il coraggio di svelare noi stessi a perfetti sconosciuti, ma talvolta capita anche con le persone più care, se sappiamo che la loro vicinanza è fugace. Mille le parole pensate e ancor più quelle non dette, che censuriamo per non essere noiosi. Parleremmo ad oltranza: di quel giorno in cui, di quel tipo che, di quella situazione là…

Lontano lontano, vicino vicino

Comunicare, comunicare sempre. Il viaggio porta con sé nuove sensazioni e apre orizzonti sconosciuti, che non sono dei paesaggi mozzafiato o classici tramonti sul mare, ma i confini che riusciamo a travalicare in noi stessi. Diceva Bruce Chatwin che il viaggio non solo allarga la mente, le da forma. Una forma che può inglobarci come un blob oscuro se obbediamo ai percorsi dettati dalle guide tascabili, alle regole precotte delle crociere, ai consigli prezzolati di qualche concierge affarista. Una forma che diversamente può aggiungere o correggere le sfumature del proprio carattere se si decide di percorrere strade poco battute. Chi visita Roma pensa di trovare i romani a Trastevere, chi visita Milano pensa di trovare i milanesi a Via Montenapoleone. Bisogna imparare molto ad osservare. Per capire, per distinguere il vero dal verosimile. Parlare con la gente, scambiare opinioni, mescolarsi nella folla di un mercato, e guardare, e chiedere se non si comprende qualcosa. Saremo sempre stranieri fintanto che non comprendiamo la vera essenza delle cose, pur essendo all’interno delle solite quattro mura.

Vi torneremo in quella bella gabbia dorata cui abbiamo dato il nome di casa. Vi torneremo anche se sappiamo che il senso di casa è locato altrove. Vi torneremo con il nostro doppio, una sorta di ologramma cui abbiamo affidato il compito di rappresentarci sul palco della vita quotidiana. Anche se sappiamo che la parte più vera di noi, è rimasta là, nella terra appena salutata.

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