Biglietto da visita

Metto in moto l’auto, un’ anziana signora si ferma poco prima di salire sul marciapiede e mi guarda:
– Ah! Avessi imparato a guidare! – e si da’ una gran manata sulla fronte.
Mi fermo ad ascoltarla perchè capisco che ha una gran voglia di raccontarsi. Spengo il motore.
E’ del 27, mi dice, ma sembra una ragazzina. Mi parla del suo primo ed unico amore, conosciuto quando aveva diciassette anni: l’uomo che ha sposato e che ha amato – sottolinea – tutta la vita. Si era cucita un abito elegante tutto da sola e lo aveva indossato per uscire con lui. Con il padre al seguito, ovviamente.
Mi racconta dei suoi quattro figli. L’unico maschio purtroppo è morto appena due anni fa, me ne mostra la foto che porta con sé nella borsetta.
E’ un fiume in piena. Mi fa ridere e mi commuove. Mi fa riflettere sul ruolo femminile di ottant’anni fa. L’ascolterei per ore.
Le lascio il mio biglietto da visita e insisto perchè mi chiami per andare a prendere un caffè insieme.
– Che caffè?! Che bar?! A casa mia devi venire! – esclama, e mi da il suo indirizzo, completo di nome e cognome.
Ci salutiamo e rimetto in moto. Lei sale sul marciapiede e, improvvisamente, si volta. Mi fa cenno con la mano di non allontanarmi. Abbasso il finestrino e, sul sedile del passeggero, mi fa rotolare due pesche che ha appena tolto dal sacchetto della spesa. Si volta repentina e se ne va.

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